L’alimentazione nella fase ovulatoria

L’ovulazione è un momento importante del ciclo mestruale per la fertilità ma soprattutto per la fecondazione. E’ un evento che ogni donna, indipendentemente dalla sua voglia di maternità, deve valutare per “ascoltare” il proprio corpo mese dopo mese.

L’avvenuta ovulazione indica che la precedente fase, che va dal primo giorno di ciclo al quattordicesimo o fase follicolare o estrogenica (di cui ho dedicato un articolo qui), è andata a buon fine e ogni suo protagonista, FSH, estrogeni e LH, ha agito bene, nei giusti livelli e nei giusti tempi.

Come si valuta l’avvenuta ovulazione?

I metodi per poter valutare i giorni fertili sono tanti, come la misurazione della temperatura basale o gli stick ovulatori o mediante l’ecografia ginecologica valutando la presenza del corpo luteo (leggi qui). Ma uno dei metodi più “casalingo” e alla portata di tutte, senza dover comprare nulla, è quella visiva permettendo di verificare se il nostro sistema endocrino o ormonale è nella norma, anche se non si ricerca nell’immediato una gravidanza.

Questo metodo è definito di Billings e si basa sull’analisi visiva, ma non solo, del muco cervicale che riflette a sua volta quelle che sono le variazioni cicliche a carico degli ormoni.

Il muco fertile infatti varia la sua morfologia nei giorni precedenti e successivi all’ovulazione, in base alle variazioni ormonali, cambiando quelle che sono le sue funzioni (come ho scritto nel dettaglio anche nel mio e-book, clicca qui).

Consistenza del muco fertile o ad albume d’uovo

Nei giorni precedenti all’ovulazione, e che seguono il ciclo mestruale, il muco può anche non essere presente ma in alcune donne si avvertono delle perdite biancastre, tipo crema, che in realtà non facilitano il passaggio degli spermatozoi.

Nei giorni dell’ovulazione, invece, queste perdite diventano quasi trasparenti, corpose e filanti, spesso paragonate ad un albume d’uovo, in cui gli spermatozoi sono accolti e guidati verso l’utero. Questo muco spesso persiste per alcuni giorni fino ad un vero e proprio picco (successivo anche al picco dell’LH avuto in precedenza, leggi qui) corrispondente all’ultimo giorno di fertilità.

Nei giorni successivi all’ovulazione, il muco diventa meno filante, con una consistenza gelatinosa, in quanto al suo interno quei piccoli passaggi che spianavano la strada agli spermatozoi, si sono interrotti creando un labirinto se non una trappola. L’obiettivo infatti è di impedire l’ingresso di altri spermatozoi, dopo la presunta fecondazione.

Durante l’ovulazione la donna avverte questi cambiamenti sia dal punto di vista fisico che emotivo, sentendosi facilmente irritabile e “fastidiosa” anche per il gonfiore addominale che avverte nel basso ventre, indice di tutte queste variazioni che stanno avvenendo.

L’alimentazione può affievolire le spiacevoli sensazioni e incrementare l’azione degli ormoni?

L’obiettivo principale dell’alimentazione deve essere:

  • Aumentare l’apporto di cibi drenanti inserendo particolari tipi di frutta e verdura cruda *come asparagi, sedano, porri e finocchi* e incrementando il giusto apporto di acqua;
  • Aumentare il consumo di cibi ricchi di magnesio *come le mandorle e semi* che facilitano i movimenti uterini, durante e dopo lo scoppio del follicolo da fonti buone e non dai dolci *ecco spiegata anche la strana voglia di dolciume che caratterizza questa fase oltre quella premestruale, ottenere la serotonina (prodotta a partire dal triptofano presente nel cioccolato) per variare in senso positivo il nostro umore e apportare magnesio per rilassare la muscolatura uterina*
  • Aumentare l’apporto di colesterolo proveniente dall’alimentazione, con un maggior consumo di uova *ovviamente biologiche o con codice di tipo 0 o 1* e di molluschi e crostacei, in quanto la cellula uovo dovrà essere infarcita di colesterolo;
  • Ridurre soprattutto nella fase in cui il muco è fertile o ad albume d’uovo, la quota di alimenti che determinano un maggiore ritenzione idrica *come carboidrati, latticini e anche insaccati* determinata dall’aumento del progesterone che caratterizza la seconda fase del ciclo mestruale.

Ovviamente queste sono indicazioni generiche che non considerano caso per caso, infatti, dalle analisi del sangue, oltre a quelle ormonali che richiedo sempre nei percorsi di fertilità, è possibile valutare la funzionalità tiroidea, epatica e anche renale. La valutazione dei singoli valori permetterà di stilare bene il piano alimentare tenendo conto anche di queste variabili, limitando o incrementando alcuni alimenti rispetto ad altri.

In particolare la funzionalità della tiroide è strettamente correlata agli estrogeni e all’equilibrio ormonale, oltre al metabolismo della donna e alla sua capacità di trattenere più liquidi.

Ogni donna infatti è più facilmente predisposta a subire l’effetto degli ormoni, anche in base alla funzionalità di altri organi, come fegato, reni e tiroide, che inaspriscono, se non facilitati nelle loro azioni, quelli che sono i sintomi classici dell’ovulazione: maggiore ritenzione idrica, gonfiore, aumento di peso, irritabilità e sbalzi d’umore.

 

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